Migranti e donne, l’ONU ci bacchetta

Come mai prima d’ora, in tema di diritti umani la comunità internazionale bacchetta l’Italia

Nel 2020 contro la Repubblica italiana sono fioccate decine di sentenze della Corte di Giustizia europea in praticamente tutti gli ambiti dei diritti umani. Innumerevoli quelle contro il mancato diritto ad un equo processo, importanti le sentenze di condanna che riguardano i suicidi in carcere e non mancano anche quelle per la violazione della libertà di espressione che ad esempio è risultata violata nel caso dei giornalisti del settimanale Gente ingiustamente condannati per diffamazione dai nostri Tribunali.

Ma un dato ancora più significativo è quello che riguarda il numero delle raccomandazioni mosse all’Italia dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite: sono 306, un vero record e di queste ben 292 sono state accettate dal nostro Governo. 

Rispetto agli ultimi report dedicati all’Italia dell’Universal Periodic Review, il meccanismo di revisione del Consiglio dei diritti umani dell’Onu, le raccomandazioni sono quasi raddoppiate rispetto al 2014 quando erano state 186, mentre nel 2010 le raccomandazioni erano 157, praticamente la metà.

Quasi i due terzi delle raccomandazioni riguardano il mancato superamento delle forme di discriminazione raziale, la tutela dei diritti di migranti e rifugiati richiedenti asilo, ma restano ampiamente sul tavolo le questioni sulla parità di genere, pari opportunità e violenza sulle donne.

Appare quindi in tutta la sua evidenza la grande importanza che riveste il tema delle donne migranti e non può che riscuotere un grande favore e interesse il tentativo concreto per affrontare la questione stato presentato il 15 dicembre da D.i.Re, Donne in rete contro la violenza unitamente a UNHCR Agenzia ONU per i rifugiati.

Si tratta di proposte strategiche per migliorare la risposta del sistema antiviolenza italiano ai bisogni specifici di donne migranti richiedenti asilo e rifugiate che hanno subito violenza. Sono oggi 71 i centri antiviolenza della rete D.i.Re che hanno preso parte al progetto Leaving violence. Living safe, accogliendo 301 donne, formando 179 operatrici e 50 mediatrici culturali, attivando collaborazioni stabili con 42 di loro, adattando la metodologia dei centri antiviolenza e costruendo relazioni con un gran numero di enti pubblici e organizzazioni nei diversi territori per assicurare un supporto ai loro bisogni specifici.

Nel sistema antiviolenza italiano però, le donne migranti richiedenti asilo e rifugiate restano ancora in larga parte “invisibili”, oppure vengono confinate soprattutto nei percorsi anti-tratta, che riguardano però solo una parte di loro. Le proposte strategiche presentate riguardano in particolare i percorsi di fuoriuscita dalla violenza secondo i principi della Convenzione di Istanbul, ovvero come un continuum che deve andare dall’accoglienza telefonica all’autonomia, compreso l’inserimento lavorativo, combinato con le specifiche esigenze di donne che sono nel percorso della protezione internazionale.

Per questo suggeriscono azioni per tutti gli attori che agiscono non solo nel campo della prevenzione e del contrasto alla violenza di genere – centri antiviolenza, Dipartimento per le Pari opportunità, enti locali, servizi sociali e sanitari – ma anche per gli attori sia pubblici che della società civile che si occupano di inclusione di migranti richiedenti asilo e rifugiati/e, comprese le comunità e organizzazioni a cui migranti e rifugiati/e hanno dato vita, gli enti gestori delle strutture di accoglienza e istituzioni essenziali quali Ministero dell’Interno, Prefetture, Questure e Commissioni territoriali.

Si va dalla richiesta di inserimento nel Piano nazionale antiviolenza di misure che possano facilitare l’inclusione delle migranti richiedenti asilo e rifugiate nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, compresa la formazione e l’inserimento delle mediatrici nelle equipe dei centri antiviolenza, ad azioni di coordinamento operativo tra le istituzioni e organizzazioni a diverso livello – nazionale e locale, compresi il Tavolo antiviolenza, il Tavolo Antitratta, le istituzioni che si occupano di protezione internazionale, le organizzazioni della società civile comprese le associazioni di migranti e rifugiati/e, i servizi socio-sanitari, gli enti che si occupano di inserimento lavorativo  – per creare quelle équipe allargate – o “équipe al quadrato” – che possono facilitare il supporto a donne richiedenti asilo e rifugiate, ottimizzare le risorse esistenti e rafforzare l’inclusione sociale e l’autonomia.

«L’elaborazione del nuovo Piano nazionale antiviolenza triennale è una occasione preziosa per ripensare il sistema antiviolenza italiano in chiave più integrata e inclusiva, valorizzando e sostenendo il lavoro che i centri antiviolenza già fanno per intercettare e supportare donne migranti richiedenti asilo e rifugiate che hanno subito violenza – sottolinea Antonella Veltri, presidente di D.i.Re. – Ma un sistema antiviolenza efficace nasce da un impegno consapevole di tanti attori, perché ciascuno può e deve fare la sua parte, anche per rendere sostenibile e più efficace il lavoro dei centri antiviolenza stessi».

«UNHCR e D.i.Re lavorano insieme per dare risposte concrete che possano far superare il trauma degli abusi alle tante donne richiedenti asilo e rifugiate che arrivano in Italia e che sono sopravvissute a violenze di genere. L’obiettivo è che siano identificate velocemente e che abbiamo accesso ai centri antiviolenza e ad un’assistenza adeguata – ha dichiarato Chiara Cardoletti, Rappresentante UNHCR per l’Italia, la Sante Sede e San Marino. – A tal fine siamo pronti a sostenere il Ministero delle Pari Opportunità nel formulare il piano triennale antiviolenza, affinché tutte abbiano una possibilità per rinascere».

«Il progetto Leaving Violence Living Safe emerge con un approccio innovativo e strategico, competente e con coraggio di visione, che è importante valorizzare e promuovere all’interno del nuovo Piano Antiviolenza, per quanto riguarda in particolare il focus sulle donne migranti richiedenti asilo e rifugiate – ha invece affermato la Ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti che ha assicurato il suo pieno supporto alle Proposte strategiche aggiungendo che occorre « promuovere la coerenza e individuare possibili forme di integrazione tra i Piani nazionali Antiviolenza e Antitratta, entrambi in corso di rinnovo” ha aggiunto e “affrontare, anche grazie alla nuova legge sulle statistiche di genere appena presentata in Parlamento, la sfida di far emergere la  violenza invisibile  subita dalle donne migranti e rifugiate ».

Author: Redazione

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