GO MAX GO

Massimo Urbani | Una vita appesa a un feeling

Come ha sottolineato anche Barak Obama, il primo presidente afroamericano della storia degli Stati Uniti, il jazz è «Una musica che parla a quel qualcosa di universale che appartiene all’umanità, all’irrequietezza che si agita in ogni anima, al desiderio di superare le frontiere».

E senza dubbio quella di Massimo Urbani era un’anima irrequieta e agitata, forse perché carica, anzi stracarica proprio di quel qualcosa di universale che appartiene all’umanità. 

Liberamente tratto dalla originale biografia romanzata di Paola Musa, “GO MAX GO: Una vita appesa a un feeling” è il nuovo spettacolo teatrale musicale che finalmente, con la regia di Andrea Tidone, riporta su un palco la vita e l’opera dell’indimenticabile sassofonista romano.

Nella riuscitissima messa in scena incentrata sulla voce narrante dello stesso Tidone, resta ovviamente protagonista la musica, magistralmente interpretata da Maurizio Urbani, il fratello dell’enfant prodige del jazz italiano, scomparso come il suo maestro Charlie Parker a soli 36 anni per overdose.

Era il 23 giugno del 1993, proprio una sera che insieme ad Adele Faccio lo stavamo aspettando per cenare insieme ai “Figli di Botero”, lo stravagante locale ideato da Gianfranco Masella mio carissimo amico d’infanzia, proprio a due passi da casa Urbani.

Lo conoscevo da tempo e soprattutto lo seguivo con ammirazione da molti anni, più che un amico ero un suo affezionato fan e quando seppe che ero diventato segretario della ormai anziana paladina dei diritti civili, la volle subito conoscere.

E subito si riconobbero, erano davvero due spiriti ribelli. Non parlarono mai di politica: l’Onorevole gli declamò le sue ultime poesie e il Saxman capitolino – così lo chiamavo mentre lui mi apostrofava affettuosamente “brother” – si propose subito di musicarle.

Erano entrambi decisamente originali, spiriti creativi certo, ma soprattutto erano dei veri “alternativi”. Purtroppo del magico frutto di quegli incontri resta solo la memoria. Urbani non voleva farmi registrare, sostenuto dalla Faccio che con convinzione aveva sposato l’idea della assoluta improvvisazione. 

I due in realtà si incontravano solo per il piacere di stare insieme. Lungi dal considerarli incontri di lavoro, li consideravano piuttosto una sorta di libero “allenamento” utile per preparare non un concerto, tantomeno un disco, ma un unico e irripetibile momento dove scatenare il loro processo creativo tutto all’insegna dell’improvvisazione.

Quel loro modo alternativo di vivere la contemporaneità mi è rimasto profondamente inciso nel cuore. Come dal cuore sono sorte le parole di Adele che ora adornano la tomba di Massimo Urbani nel cimitero di Monterosi:    

La tua voce sta nel nostro cuore

nel nostro sangue

nella nostra vita

perché noi t’abbiamo ascoltato

nella vita una sola volta – per sempre

Per molti versi, negli ultimi anni della sua vita Massimo Urbani era stato isolato dall’ambiente in cui si era, con spontaneità e prepotente innocenza, affermato ed imposto. Era pienamente consapevole della sua unicità e grandezza, che tutti già gli riconoscevano.

Ma a differenza di molti, Urbani non viveva la musica come mestiere ma come missione. Non faceva musica per vivere, ma viveva per fare musica. Credo che tra le due cose ci sia una non sottile ma incolmabile differenza.  

Una differenza che lo spettacolo “Go Max Go” ben coglie, come riesce ad evidenziare anche la sua profonda romanità e con brillantezza esalta le caratteristiche umane di una personalità “straordinaria”, proprio nel senso letterale del termine.

Tutt’altro che ordinario, Massimo Urbani era un genio creativo che suonava con il cuore aperto. E tocca il cuore anche questo primo spettacolo a lui dedicato che fino al 31 dicembre si può guardare gratuitamente online. 

Con il cuore questo spettacolo l’hanno voluto Luca Marino e tutti coloro che ne hanno reso possibile la realizzazione, con il cuore lo interpretano sul palco la coinvolgente e mai banale voce di Tidone e la musica emanata dal sassofono del fratello Maurizio. 

Accompagnati dal contrabasso di Dario Rosciglione e dalla batteria di Bruce Ditmas i protagonisti di questo spettacolo davvero da non perdere ci offrono una immersione nelle suggestive atmosfere del panorama jazz capitolino che vede protagonisti artisti di grande calibro che con lui hanno lavorato e sono cresciuti come Luca Flores, Enrico Rava, Paolo Fresu, Roberto Gatto, Enrico Pieranunzi, Tony Formichella senza trascurare i mostri sacri del jazz mondiale che avevano ben compreso la grandezza di questo straordinario talento che animava la cultura contemporanea della nostra Città eterna. 

Andrea Tidona | Voce narrante
Maurizio Urbani | Sax tenore
Dario Rosciglione | Contrabasso
Bruce Ditmas | Batteria 

Regia di Andrea Tidona

Fruibile online a titolo gratuito fino al 31 Dicembre 2020 

Il libro di Paola Musa

Intorno all’esistenza di questo enfant prodige del jazz, la biografia romanzata di Paola Musa ricompone un affresco storico del fermento musicale di quegli anni in Italia, si racconta l’intreccio dell’avanguardia jazz con le vicende politiche e culturali degli anni Settanta e l’evoluzione di questo genere nel nostro Paese, fino agli inizi degli anni Novanta.

Quello della Musa è il ritratto di un artista che brucia le tappe e dissipa le proprie energie sotto la suggestione di una possessione fisica e spirituale, intensa, dove il medium della musica non è soltanto percezione, ma anche oscuro presentimento della propria breve apparizione nel mondo.

PAOLA MUSA

GO MAX GO

Romanzo musicale
arkadia | narrativa
Pagine 144
ISBN-10 : 886851091X
€13,30

Paola Musa

Paola Musa

Scrittrice, traduttrice, autrice teatrale, poetessa, paroliere

Scrittrice, traduttrice, poetessa, vive a Roma. Ha ottenuto diversi riconoscimenti in ambito poetico. Collabora da anni con numerosi musicisti come paroliere. Ha firmato diverse canzoni per Nicky Nicolai insieme a Stefano Di Battista e Dario Rosciglione. Per il teatro ha composto le liriche per la commedia musicale Datemi tre caravelle (interpretata da Alessandro Preziosi, con musiche di Stefano Di Battista) e La dodicesima notte di William Shakespeare (per la regia di Armando Pugliese, sulla musica di Ludovico Einaudi). Ha scritto con Tiziana Sensi la versione teatrale del suo romanzo Condominio occidentale, portato in scena da attori vedenti e ipovedenti in importanti teatri romani, e al Festival internazionale Babel Fast di Targoviste (Romania). Lo spettacolo ha ottenuto la medaglia dal Presidente della Repubblica e la menzione speciale per il teatro al “Premio Anima”. Nel 2008 ha pubblicato il suo primo romanzo, Condominio occidentale (Salerno Editrice), selezionato al Festival du Premier Roman de Chambéry e al “Premio Primo Romanzo Città di Cuneo”. Condominio occidentale è diventato un tv movie per Rai 1 con il titolo Una casa nel cuore e con protagonista Cristiana Capotondi (2015). Nel giugno 2009 è uscito il romanzo Il terzo corpo dell’amore (Salerno Editrice) e nel marzo 2012 la sua prima raccolta di poesie Ore venti e trenta (Albeggi edizioni). Per Arkadia Editore ha pubblicato i romanzi Quelli che restano (2014), Go Max Go (2016),  L’ora meridiana (2019) e La figlia di Shakespeare (2020).

Biografia tratta da Arkadia Editore

Author: Massimo Gazzè

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