Un inferno comodo

La Real Academia de España en Roma presenta la mostra di Eugenio Ampudia a cura di Blanca de la Torre, che vede esposte alcune delle opere più iconiche dell’artista spagnolo. L’opera di Ampudia mette in discussione l’efficacia degli spazi assegnati alla cultura e mira a far detonare l’analisi e l’esperienza dello spettatore in qualità di agente interprete, attivo e gestore di nuovi significati dell’opera d’arte.

Come idea centrale soggiace qui una rilettura insolita del concetto di patrimonio, inteso come uno spazio per riprendere e reinterpretare, come spazio abitabile. Ampudia sottolinea così l’importanza di rendere più accessibile l’arte e di intendere la cultura e il patrimonio come spazi confortevoli.

Parallelamente si propone una riflessione critica sul turismo culturale, legata in chiave metaforica a problematiche globali come il cambiamento climatico o le modalità di consumo, in particolar modo quella del nostro stesso patrimonio culturale e artistico.

La mostra centrale si sviluppa nello spazio espositivo dell’Accademia in quattro sale, a modo di saloni tematici. La prima, il Salone delle Biblioteche, presenta le installazioni site-specific “Fuoco freddo” e “Le parole sono troppo concrete”. La prima è una biblioteca in fiamme che è diventata una delle sue opere più iconiche e che l’ha portato a bruciare metafóricamente biblioteche di tutto il mondo: la biblioteca del Museo Reina Sofía di Madrid, la National Library di Singapore, la National Gallery di Amman, il Museo Carrillo Gil di Città del Messico, il Museo de Arte Contemporáneo di Oaxaca, il Centro de las Artes di Monterrey, NC-Arte di Bogotá e la Galleria Colnaghi di Londra. È ispirata all’idea del Manifesto Futurista di Marinetti che, come parafrasa Ampudia, suggerisce di bruciare le biblioteche perché le ceneri saranno il concime per nuovi semi.

Il titolo della seconda biblioteca parla della possibilità che le parole siano troppo concrete per raccontare certe cose e dell’importanza della comunicazione visiva per trasmettere idee. Nel salone successivo, il Salone infestato, delle vetrine mostrano una selezione di disegni e bozzetti dell’artista che ci aiutano a comprendere l’origine dei suoi progetti. Sulle pareti di questo spazio si è intervenuto con l’installazione “Piaga”, una moltitudine di scarafaggi che l’artista realizza da anni partendo da biglietti d’invito di mostre che sono a mano a mano aumentati e si presentano in diversi musei del mondo. In questa occasione si aggiungono quelli realizzati con gli inviti della stessa Academia de España en Roma insieme ad alcuni di altre istituzioni della città.

Le ultime due sale compongono il “Salone in cui dormire”, che presenta la serie completa di video che l’artista realizza dal 2008 a partire dal semplice gesto di trascorrere la notte in uno spazio rappresentativo dell’arte e della cultura, sempre a patto che apporti connotazioni politiche diverse in ogni singolo caso.

Dietro l’apparente banalità di questo intervento, si cela una posizione di resistenza nei confronti di determinate politiche culturali e la distanza a cui hanno relegato il pubblico rispetto all’opera d’arte. Un lavoro che ci propone una riformulazione del nostro abitare in un atteggiamento che, nella sua semplicità e reiterazione in diversi contesti, restituisce lo sguardo alla modalità in cui l’individuo entra in contatto con lo spazio pubblico.

Mira inoltre a trasformare lo spazio artistico in un luogo più prossimo, un luogo dell’arte vicino a tutti che ci faccia sentire come a casa. Finora ha dormito nel Museo del Prado sotto il dipinto “Le fucilazioni del 3 maggio” di Goya, nell’Alhambra di Granada, alla feria di ARCO Madrid, nella Biblioteca del Palacio Nacional da Ajuda di Lisbona, nel Palacio de la Música di Barcellona, nel Museo Anahuacali di Diego Rivera a Città del Messico, nonché nello stesso Tempietto di Bramante, un’altra delle opere realizzate per questa mostra.

Dall’altro lato, nell’installazione che dà il titolo a tutto il progetto, “Un inferno comodo”, l’artista trasforma il Tempietto di Bramante in un “chill-out” o un luogo di riposo per i turisti, con dei cuscini a forma di fiamme affinché i visitatori possano riposarsi all’inquietante suono del crepitio del fuoco.

L’artista gioca con un’allusione all’inferno, da un lato parlando della desacralizzazione simbolica di quello spazio, dall’altro additando l’inferno turistico e strizzando ironicamente l’occhio al cambiamento climatico.

Infine, offre una rilettura del tradizionale concetto di patrimonio, attraverso un palinsesto di correnti artistiche e periodi storici che propone al visitatore un’esperienza diversa da quella abituale di fronte a un monumento così iconico come il Tempietto.

La mostra prende dunque la Real Academia de España en Roma come epicentro di un ampio progetto che nel corso di un anno si sviluppa con la collaborazione di altre istituzioni della città di Roma che fungeranno da satellite al progetto, come la Fondazione Baruchello, nella cui sede Ampudia ha realizzato un’altra installazione “site-specific”, un possibile intervento nel fiume Tevere in collaborazione con l’associazione Tevereterno, un intervento sulla facciata dell’Ambasciata di Spagna a Roma, nonché presentazioni e conferenze in musei come il MAXXI o la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contermporanea.

Eugenio Ampudia è uno dei più riconosciuti video-artisti spagnoli. Il suo lavoro multidisciplinare ha ricevuto nel 2008 la prestigiosa residenza d’artista The Delfina Foundation (Londra) e il Premio AECA come miglior artista spagnolo in vita presente in ARCO08. Inoltre, è stato l’artista finalista per il Padiglione spagnolo alla Biennale di Venezia 2017. Il suo lavoro esplora, con spirito critico, i processi artistici, l’artista come manager di idee, il ruolo politico dei creatori, il significato dell’opera d’arte e le strategie per avere successo, i meccanismi di produzione, la promozione e il consumo, e la validità degli spazi assegnati all’arte, così come l’analisi e l’esperienza di chi contempla e interpreta l’opera d’arte. Le sue opere sono state esposte a livello internazionale in luoghi come ZKM, Karlsruhe; Jordan National Gallery of Fine Arts; Museo Carrillo Gil, Centro de las Artes de Monterrey y Museo de Arte Contemporáneo de Oaxaca; NC-Arte de Bogotá; Matadero Madrid; MAC Museo Gas Natural Fenosa; Boston Center for the Arts; Ayala Museum; y en bienales como la de Singapur, la Havana, y la Bienal del Findel Mundo en Argentina. Su obra se encuentra en colecciones como la del MNCARS (Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía); MUSAC (Museo de Arte Contemporáneo de Castilla y León), ARTIUM (Centro-Museo Vasco de Arte Contemporáneo), IVAM (Instituto Valenciano de Arte Moderno) e La Caixa.

FINO AL 1° APRILE 2018
Real Academia de España en Roma
Piazza San Pietro in Montorio 3
Orario: da martedì a domenica dalle ore 10:00 alle ore 18:00
Infoline 06 5812806
E-mail: eventi@accademiaspagna.org

Redazione

Author: Redazione

Share This Post On

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.