Pronto il censimento degli inquilini di via Carlo Felice

Un censimento, perché “non ci sia una nuova via Cutrone”. Con queste parole la presidente del Primo Municipio Sabrina Alfonsi spiega l’iniziativa presa dalla giunta del Centro Storico in supporto degli occupanti di via Carlo Felice.

I dati. Nello stabile occupato di via Carlo Felice, a San Giovanni, abitano circa 80 persone, molte delle quali italiane, ventinove nuclei familiari di cui ventidue in attesa di casa popolare. Diciannove sono i minori che vanno nelle scuole Di Donato, Cavour, Carducci, Conteverde, Confalonieri, Darwin, Duca D’Aosta, Binghi.

Dieci sono i disoccupati, due gli invalidi, sette le persone seguite dai servizi sociali. Sono questi alcuni dei dati del censimento effettuato dal Municipio I all’interno della struttura e presentati questa mattina dalla presidente Alfonsi.

Il palazzo recentemente è stato dichiarato non a rischio crollo dalla commissione Stabili pericolanti del Campidoglio e risulta essere tra le prime cinque strutture occupate a rischio sgombero di Roma della lista stilata dall’ex commissario Francesco Paolo Tronca. “«Alcune di queste famiglie vivevano con contratti di equo canone e sono state sfrattate e finite in mezzo alla strada – ha dichiarato Sabrina AlfonsiSono tutte famiglie che hanno fatto la domanda di casa popolare, non stanno togliendo oggi la casa a nessuno».

«Il decreto Minniti – ha dichiarato all’Agenzia Dire la presidente del Municipio Roma I Centro – ci dà la possibilità e il diritto come ente locale di dare a chi di dovere tutti gli strumenti prima di uno sgombero, per evitare che si ricreino situazioni come quelle di via Curtatone. Quindi come Primo Municipio abbiamo deciso di fare questo censimento, che si limita ad assolvere il compito di identificazione. Ovviamente tutti quelli che vivono qui sono stati identificati e denunciati, ma serve a sapere se i bambini che sono qui vanno a scuola, come sono composte le famiglie, se hanno il medico, se hanno fatto le domanda di casa popolare».

«Se è giusto che questo palazzo venga liberato e che vi sia riportata la legalità – sottolinea la minisindaca – è giusto anche che queste persone trovino una soluzione definitiva: non metteremo trenta nuclei familiari con bambini piccoli, con uno nato appena 10 giorni fa, in mezzo alla strada».

«Qui il tema è quello della casa – aggiunge l’assessore alle Politiche sociali del I Municipio, Emiliano Monteverde – Non c’è una strategia di lungo periodo per le migliaia di romani e immigrati che in questa città cercano un alloggio dignitoso».

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