Monet al Vittoriano

Al Vittoriano in mostra i capolavori che Monet custodiva gelosamente a Giverny

di Fabio Massimo Penna

La mostra. Il complesso del Vittoriano, nell’ala Brasini, ospita, dal 19 ottobre 2017 all’ 11 febbraio 2018, una straordinaria esposizione Monet, a cura di Marianne Mathieu, con circa sessanta dipinti del grande maestro dell’impressionismo. Sono capolavori conservati nel “buen retiro” di Giverny, dove l’artista trascorre l’ultimo periodo della sua vita. Un viaggio nella luce e nel colore, dalle prime caricature eseguite dal giovane Monet alle ninfee e i fiori del giardino di Giverny, che consente di apprezzare la qualità di un artista che ha segnato in maniera indelebile la storia dell’arte. Alla conferenza stampa di presentazione dell’evento, tenutasi il 18 ottobre al Complesso del Vittoriano, Patrick de Carolis, Direttore del Musée Marmottan Monet, Marianne Mathieu, curatrice della mostra, Iole Siena, presidente del gruppo Arthemisia e Roberto Pisoni, Direttore di Sky arte, hanno trattato dei vari aspetti di questa importante esposizione, comprendente circa sessanta opere conservate dall’artista nella sua casa a Giverny. Si tratta di prestiti dal Musée Marmottan Monet di Parigi. Patrick De Carolis ha sottolineato lo splendido lavoro della squadra di Arthemisia ed evidenziato l’alto valore della mostra anche per la straordinaria cura nella scenografia e l’attenzione ai dettagli e alla luce. Inoltre ha ricordato la figura di Paul Marmottan, collezionista di opere del periodo dell’Impero ma che, data la quantità di capolavori del padre dell’impressionismo lasciati al museo dai collezionisti, ha pian piano aggiunto Monet alla collezione.

Le opere in mostra erano custodite gelosamente dall’artista che riteneva non sarebbero state capite da critica e pubblico. Marianne Mathieu ha sottolineato come l’arte di Monet fosse in costante evoluzione e questa capacità di rinnovarsi di continuo fa di lui un gigante della pittura. Anche lei ha ricordato come la modernità dei lavori di Monet incontrasse ai suoi tempi grande incomprensione e di come lui, intuendo in anticipo questo tipo di reazioni, non volle mostrare le opere esposte al Vittoriano preferendo tenerle lontane dagli sguardi altrui. Roberto Pisoni ha evidenziato come nella mostra vi sia una ri-materializzazione dell’opera Water Lilies, un lavoro che era stato distrutto nel 1958 in un incendio al Museum of Modern Art di New York. L’operazione rientra nel “progetto capolavori perduti” che prevede la ricostruzione di sette capolavori oramai irrecuperabili (a causa di incendi, furti…) restituiti al pubblico grazie all’uso della tecnologia.

 

Come sottolineato da Patrick de Carolis e Marianne Mathieu il pittore francese aveva tenuto per sé alcune delle opere in esposizione temendo la reazione negativa di pubblico e critica. La modernità di alcuni lavori nei quali la tecnica impressionista viene portata agli estremi (Londra. Il parlamento. Riflessi sul Tamigi) fino a giungere ai limiti dell’astrattismo (Salice piangente, La Senna a Port-Villez e alcune Ninfee) effettivamente sarebbe stata accolta con diffidenza se non con sdegno. Tra i tanti capolavori in mostra all’ala Brasini del Complesso del Vittoriano ricordiamo i ritratti dei figli (Ritratto di Michel Monet neonato, Ritratto di Jean Monet), Il treno nella neve. Locomotiva in cui, in un insieme dove la materia pittorica è stesa in modo da rendere uniformi il cielo e la neve, si impone la fuga prospettica degli alberi a destra del treno, Effetto neve. Sole al tramonto che appartiene alla meravigliosa serie dei paesaggi innevati ad Argenteuil dipinti tra il 1874 e il 1875, Il castello di Dolceacqua, opera giocata sulla curva del ponte in primo piano contrapposta alla verticalità del castello. Nel percorso espositivo anche alcune Ninfee.

Gli impressionisti. Il luogo è lo studio del fotografo Felix Nadar nel Boulevard des Capucines a Parigi. La data è quella del 15 aprile 1874. È il giorno in cui il mondo dell’arte viene scosso da un terremoto che fa crollare le certezze di un pubblico e una critica ancorati alla tradizione e restii ad accettare le novità. La prima mostra degli impressionisti (espongono Claude Monet, Edgar Degas, Auguste Renoir, Berthe Morisot, Camille Pisarro, Alfred Sisley, Armand Guillaumin e Paul Cézanne) viene accolta con diffidenza, quando non con disprezzo, dai visitatori. Le recensioni dell’esposizione furono in gran parte distruttive per la scelta degli artisti di dipingere a piccoli tocchi, a macchie, con figure prive di contorno e con una tecnica di non finito che faceva si che ciò che da vicino sembrava un semplice ammasso di colori guardato da una certa distanza apparisse come una perfetta riproduzione del reale. Quello che contava era la sensazione visiva: i frammentari tocchi di colore recepiti dall’occhio venivano riuniti dall’opera di sintesi effettuata dal cervello che restituiva la realtà nella sua globalità. Artisti capaci di comprendere le innovazioni dettate dal progresso tecnico e scientifico, gli impressionisti riproducevano la maniera con cui i sensi dell’uomo percepiscono il reale, ovvero cogliendolo nel suo insieme senza soffermarsi su alcun oggetto in particolare. Nella generale avversione che accolse questa originale tendenza pittorica si distinse un articolo ironico del giornale satirico Le Charivari che prendeva di mira il dipinto Impressione. Il levar del sole del giovane Monet e che, per dileggiare il gruppo di artisti, si ispirò al titolo dell’opera definendoli spregiativamente impressionisti. Involontariamente l’estensore dell’articolo aveva trovato il giusto nome per il movimento. Ai pittori interessava l’immediatezza della visione, la percezione istantanea del reale con l’influsso della luce che rende instabili colori e forme. L’impressione, appunto.

Claude Monet. Nato a Parigi il 14 novembre 1840, Claude Monet all’età di cinque anni si trasferisce con la famiglia a Le Havre. I primi segnali della futura grande carriera artistica sono le caricature che il quindicenne Claude fa dei personaggi della cittadina. La sua prima guida è Jacques Francois Ochard, insegnante nel collége frequentato da Monet, il quale subisce anche l’influenza del grande Eugene Boudin. Nel 1859 Claude si trasferisce a Parigi, dove incontra Camille PisarroGustave Courbet. L’anno seguente è chiamato sotto le armi e svolge il servizio militare in Algeria, dove rimane affascinato dalla città di Algeri che offre nuovi paesaggi e colori alla vena del giovane artista. Torna per un periodo a Le Havre dove ha un fecondo scambio di idee con i pittori Boudin e Jongkind prima di entrare nell’atelier di Charles Gleyre. Qui stringe amicizia con Auguste Renoir, Fredric Bazille e Alfred Sisley con i quali dipinge en plein air nella foresta di Fountainebleau. Al Salon del 1865 espone La foce della Senna a Honfleur, opera che ottiene commenti favorevoli, così come è molto apprezzato al Salon dell’anno seguente Camille in abito verde mentre nel 1868 Nave che lascia il porto di Le Havre riceve il plauso del grande scrittore Emile Zola.

Dopo il matrimonio con Camille Doncieaux (1870) e la morte del padre (1871) nel 1872 Monet dipinge l’opera che avvia la grande stagione impressionista Impressione. Sole nascente. Nel 1874 si svolge la prima esposizione impressionista presso lo studio del fotografo Nadar che scatena le reazioni feroci e sarcastiche del pubblico e della critica. Il dado, però, è tratto e l’impressionismo diventa la missione artistica di Monet. Nascono lavori rivoluzionari come I gladioli (1873), I papaveri (1873) con le figure che diventano macchie in una prefigurazione dell’astrattismo, Regate ad Argenteuil con cielo coperto (1874), La stazione di Saint-Lazare (1877), Donna con il parasole verso destra (1886) e Donna con il parasole verso sinistra (1886) entrambi realizzati senza disegno e con pennellate sfrante e svirgolate. Intanto alcune tempeste avevano funestato la vita dell’artista, come la morte della moglie Camille nel 1879. Nel 1892 sposa Alice Hoschedé e nello stesso anno inizia la serie delle Cattedrali di Rouen, uno straordinario studio sugli effetti della luce. Nel 1899 inizia la serie di dipinti delle Ninfee, dodici dei quali decide di regalare allo stato francese (sono conservati all’Orangerie). Claude Monet muore nel 1926 a Giverny.

FINO AL 3 GIUGNO 2018
Monet. Capolavori dal Musée Marmottan
COMPLESSO DEL VITTORIANO
Via San Pietro in carcere
infoline: 06 8715 111
www.ilvittoriano.com

 

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