La Cultura non è Petrolio

Abbiamo immensa fiducia nella cultura e riponiamo una grande speranza nella creatività, nel loro potenziale trasversale ad ogni disciplina, nella loro capacità di coinvolgere e includere.

Attraverso una piattaforma crossmediale, sfruttando le nuove tecnologie che agevolano la comunicazione e favoriscono la partecipazione, vogliamo contribuire ad individuare, sostenere e alimentare soluzioni innovative per pianificare, costruire e manipolare infrastrutture tradizionali, materiali e immateriali, sociali e digitali, elaborare nuovi approcci interattivi alla governance urbana.

Vogliamo coinvolgere e responsabilizzare cittadini, artisti, operatori e turisti, incoraggiare stili di vita urbani responsabili, promuovere le pratiche commerciali eque, solidali e sostenibili, favorire e promuovere l’imprenditorialità e le forme innovative di investimento legate al mondo dell’arte, della cultura e del turismo.

Vogliamo contribuire a rendere la nostra una “Città pensante“, aggregare le energie e le risorse che possono trasformarla in una capitale interculturale, renderla un esempio di rigenerazione e rinnovamento. Una città che dia ai suoi cittadini l’opportunità di interagire e comprendere,  per disegnare le nuove tendenze che emergono dalla transizione dall’era industriale a quella postindustriale, di analizzare, pianificare e gestire al meglio e positivamente le dinamiche della globalizzazione.

Sono numerosi e riusciti, e anche in Italia di successo gli esperimenti di “Distretto Culturale”. Ma senza dubbio il Centro Storico più grande e più bello del mondo ha delle significative particolarità.  Qui è ancora più difficile che altrove liberarsi dalle gabbie della banalità dettate dal senso comune e dall’insensato autocompiacimento.

Dobbiamo infatti combattere con energia e determinazione il superficiale e radicato concetto che “la cultura è il nostro petrolio” Su questa posizione siamo tutt’altro che soli.  A sostenerla è infatti uno dei massimi esperti di distretti culturali come Pier Luigi Sacco:  «Nessuna metafora potrebbe essere più adatta per rappresentare la povertà mentale di questi anni. Il petrolio è un giacimento che sta lì, che si possiede senza alcun merito, una pura rendita: basta scavare e tirarlo fuori quando serve. Il petrolio è un bene strumentale, che non ha valore in sé ma solo per produrre altri beni. Il petrolio crea ricchezza, un’economia da nababbi fatta di poco lavoro e tanti lussi e divertimenti. Più che la descrizione di una moderna economia di mercato, sembra la descrizione del paese dei balocchi di Collodi. E non ci si può quindi meravigliare se continuando a credere nelle favole ci si trasforma, letteralmente, in asini».

Nella meravigliosa Città eterna è ancora più facile cadere in questo perfido e insidioso tranello. Il nostro territorio è bellissimo, i nostri prodotti tipici sono buonissimi, tutto il mondo invidia le nostre bellezze e il nostro passato. Non intendiamo cullarci su questa illusione, contrasteremo la diffusa ignoranza, la scarsa conoscenza delle lingue, la bassa frequentazione di mostre e di eventi, la sempre più rara abitudine a sfogliare libri e giornali, l’insensibilità al confronto con le altre culture, con le diverse abitudini e modi di pensare.

«La cultura, in realtà, non potrebbe essere, dal punto di vista economico, più diversa dal petrolio- sostiene Sacco, preside della Facoltà di Arti, Mercati e Patrimoni della Cultura e professore ordinario di Economia della Cultura del’Università IULM di Milano, professore di imprese creative presso l’USI di Lugano e Direttore di candidatura per Siena 2019 Capitale Europea della Cultura – La cultura richiede investimenti consistenti e rischiosi, ha un enorme valore intrinseco, e produce economie soltanto se è inserita in un contesto sociale caratterizzato da alti livelli di sviluppo umano e da una elevata propensione alla partecipazione dell’intera società civile. La cultura – sottolinea Sacco – ha un bisogno vitale di infrastrutture intangibili: la dimensione dello spazio mentale delle persone, la loro capacità di accedere e di dare valore a contesti di esperienza ricchi e complessi. La cultura ha bisogno di una società che pensa e che ama pensare. Nulla di più lontano, dunque, dall’Italia di questi anni».

La linea editoriale, gli interventi e tutte le nostre iniziative saranno profondamente influenzate da questi concetti, punteremo ad aggregare coloro che vorranno condividerli con la mission di aggregare non solo notizie, informazioni, know-how, ma soprattutto persone, esperienze, risorse, energie, volontà di tutti quelli che sono convinti della capacità della cultura di agire come strumento di pace e di progresso, di attivatore sociale dell’innovazione, di enzima dei processi orizzontali, di interconnessione tra filiere eterogenee che rappresentano, non certo l’unica, ma forse la più importante risposta alle nuove sfide competitive dell’economia della conoscenza.