L’Onda Opposta

La rotta dei migranti capovolta, il romanzo di Patrizia Caiffa e Paolo Beccegato

“L’onda opposta”, il volume della giornalista e viaggiatrice con il vicedirettore di Caritas Italiana, nasce dalla cronaca degli ultimi anni per raccontare il principio di autodeterminazione individuale, valido per tutti i generi e tutte le nazionalità. Per rendere fruibile questo importante, ma difficile, tema, gli autori hanno deciso di adottare un registro ironico e di invitare il lettore in un gioco “dei contrari”: così a prendere il mare non sono i migranti africani, ma due italiani – Valeria e Pino – una giornalista precaria e un padre di famiglia disoccupato.

“L’onda opposta” – Haiku Editore (Roma 2015)

Da giornalista a scrittrice di romanzi: come mai questa scelta?

«Faccio questo lavoro da 25 anni e sono consapevole che la forma-articolo per certi temi è un po’ riduttiva, perché invecchia presto. Data anche la mia formazione, ho aspirazioni più letterarie. Con la narrativa ho iniziato un po’ per gioco con un libro sul mio viaggio in India, poi ho scritto dei testi teatrali di cui un monologo che è andato in scena con successo. Questo è stato un esperimento, sia perché scritto a quattro mani, sia per la scelta della casa editrice (Haiku ndr), ma è andata bene. Dopo tanti anni in giro per il mondo nelle zone di frontiera a contatto coi profughi, la dimensione giornalistica non mi bastava più».

Quando è nata l’idea del libro?

«Nel 2011, durante la Primavera Araba. Era l’anno della guerra in Libia, quando hanno cacciato e ucciso Gheddafi: diversi lavoratori migranti avevano lasciato il Paese per la situazione instabile ed erano scappati verso la Tunisia, finendo nel campo profughi di Choucha. Queste persone, soprattutto quelle che provenivano dall’Africa Subsahariana, hanno vissuto in una sorta di limbo per anni. Mentre i bangladesi e gli indiani – che avevano alle spalle delle ambasciate forti – sono stati rimandati in patria, questi non potevano tornare nel loro paese perché perseguitati o per le condizioni di povertà estrema e di conflitto civile che avrebbero trovato nei loro paesi».

Che ne è stato di queste persone?

«Ufficialmente l’UNHCR ha chiuso il campo perché è riuscita a ricollocare i profughi in America e in Canada. Di fatto, però, sono vi rimaste un centinaio di persone, forse per problemi con la giustizia. Persistono in una condizione sospesa, avendo provato più volte ad affrontare il viaggio. Il tema del libro rimane ad oggi di fortissima attualità, data la riapertura della rotta tunisina».

“L’onda opposta”: una storia di migrazione al contrario.

«Ho scritto il libro in un periodo di massima crisi pure per l’Italia e mi sono chiesta: “Chissà se potrebbe mai succedere una cosa del genere anche a noi italiani”. Difatti, negli anni successivi il tasso migratorio degli italiani si è alzato, solo che i nostri migranti sono persone che hanno la possibilità di farlo più che dignitosamente. Anche se le due condizioni non si possono equiparare, è importante ribadire che a nessuno deve essere tolto il diritto di scegliere in che paese vivere, se vuole migliorare la sua vita».

Anche la scelta del registro segue un’intenzione precisa?

«È importante sviluppare l’empatia e imparare a mettersi nei panni degli altri, infatti il libro non è esclusivamente letterario, ma è più educativo-pedagogico: per questo abbiamo volutamente scelto la chiave ironica, un registro divertente, leggero, anche se sono raccontate storie drammatiche».

«Ovviamente è un testo di fantasia, abbiamo scelto l’approccio leggero e ironico della commedia per parlare di un tema difficile, quello dei migranti, e far riflettere». (Patrizia  Caiffa)

 

 

 

Francesca Torre

Author: Francesca Torre

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