LIBERTÀ DI STAMPA
Il Bilancio 2018 di RSF

80 giornalisti uccisi e 3 scomparsi, 60 in ostaggio e 348 detenuti, questo il bilancio del 2018 pubblicato da Reporters Sans Frontières

Fondata nel 1985, Reporters Sans Frontières opera in tutto il mondo per la libertà, l’indipendenza e il pluralismo del giornalismo.

Con lo status di consulente delle Nazioni Unite e dell’UNESCO, l’ONG no-profit con sede a Parigi, ha 13 uffici in tutto il mondo e corrispondenti in 130 paesi attraverso i quali sostiene concretamente i giornalisti sul campo fornendo sostegno legale e aiuti materiali.

L’organizzazione è diventata oggi un interlocutore chiave per Governi e Istituzioni internazionali e pubblica annualmente il rapporto sulla libertà di stampa nel mondo, divenuto uno strumento di riferimento.

Il rapporto 2018 registra cifre in rialzo che testimoniano una crescente e inaudita violenza contro i giornalisti. Il rapporto sullo scorso anno rileva anche che la metà dei giornalisti imprigionati nel mondo è detenuto in 5 paesi: Cina, Egitto, Turchia, Iran e Arabia Saudita.

Dopo tre anni consecutivi in cui il numero di giornalisti uccisi era diminuito il 2018 segna un aumento del 15%. A questo occorre evidenziare che nello scorso anno oltre la metà delle uccisioni è stata premeditata e organizzata con sfrenata determinazione dai nemici della libertà di stampa.

Hanno particolarmente colpito l’opinione pubblica mondiale gli omicidi dell’editorialista saudita Jamal Khashoggi e del giovane giornalista slovacco Jan Kuciak.

«L’odio verso i giornalisti non solo viene proferito ma addirittura rivendicato da leader politici e religiosi, ma anche da imprenditori senza scrupoli. Questo ha effetti e conseguenze drammatiche sul terreno e si riflette in un preoccupante aumento della violenza contro i giornalisti – dichiara Christophe Deloire, segretario generale di Reporters Sans Frontières – Diffusi e alimentati dai social network – che hanno una forte responsabilità in questo senso – questi odiosi sentimenti legittimano questa violenza e giorno dopo giorno, indeboliscono il giornalismo e, con esso, la democrazia».

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