La battaglia della Casa Internazionale delle Donne

Una nuova speranza per La Casa Internazionale delle Donne. Il 13 novembre ha finalmente avuto luogo l’incontro tra il direttivo del centro culturale di via della Lungara e il Comune di Roma Capitale. Il confronto, in cui sono intervenute l’assessore al Patrimonio e alle Politiche Abitative Rosalia Alba Castiglione, l’assessore alle Pari Opportunità Flavia Marzano e la dirigente dell’assessorato al patrimonio Stefania Grassia, è avvenuto durante una partecipatissima assemblea cittadina, che ha raccolto gli interventi, le proposte e le esperienze di cittadine e cittadini di ogni età.

«Abbiamo concordato di vederci nuovamente i primi di dicembre –  comunica il Comune attraverso i suoi canali stampa ufficiali – Siamo sicure, anche alla luce dei nuovi elementi esaminati, di poter arrivare a una soluzione condivisa».

Burocrazia e istanze sociali. Risale allo scorso 9 novembre la notizia che vede l’amministrazione capitolina chiedere al direttivo della Casa Internazionale delle Donne il pagamento di quote d’affitto arretrate per un totale di 833.512,30 euro entro trenta giorni: una richiesta giudicata dalle attiviste assolutamente impossibile da soddisfare, tanto più perché incompatibile con i processi politici in atto.

«La richiesta di rimborso locativo giunge inaspettata, tanto più supportata dall”attivazione, senza ulteriore comunicazione, sia della procedura coattiva in sede civile, per il recupero del credito, sia della procedura di requisizione del bene in regime di autotutela».

Era il 2013, quando, quantificata l’ingente somma di cui le occupanti erano in debito, si avviò una trattativa con il Comune di Roma Capitale che stimò i servizi offerti dal Centro culturale per un totale di 700mila euro annui, sufficienti a validare la presenza del movimento femminista nel Palazzo del Buon Pastore e rilanciare con rinnovata energia il ricco calendario di attività.

La trattativa si è interrotta bruscamente con il retro-front della giunta Raggi, di cui l’assessore Castiglione si è fatto portavoce. Una questione tra donne, quindi, che – forse proprio per questo – dà un’idea piuttosto chiara dello scontro tra burocrazia e cultura, tra economia e istanze sociali: un segnale decisamente contraddittorio, da parte di un’amministrazione che ha fatto della semplificazione dei processi democratici uno dei suoi cavalli di battaglia.

L’assemblea del 13 novembre. Credits: www.facebook.com/casaintdelledonneroma/

La Casa Internazionale delle Donne. Paradossalmente quello che negli ultimi trent’anni è diventato un punto di riferimento per tutte le donne che affermano la propria libertà e autodeterminazione, sorge in un istituto reclusorio per monache laiche attivo sin dal XVII secolo, il cosiddetto palazzo del Buon Pastore.

Occupata nel 1987 da parte dal Movimento Femminista Romano, La Casa Internazionale delle Donne opera da allora a sostegno della cittadinanza femminile e non solo, fornendo una sede per le associazioni e per la attività mutualistiche e diventando nel 1992 – grazie al sostegno del Coordinamento donne elette del Comune di Roma – un’opera del Comune di Roma Capitale.

Oltre a punto di incontro e confronto, la Casa delle Donne è diventato negli anni anche fonte di reddito, grazie ai diversi uffici amministrativi, al suo ristorante, alla foresteria e alla sala congressi. Questo è il modo in cui le attività destinate alla cittadine e alle loro famiglie si autofinanziano, oltre che con la tessera sottoscrivibile da tutte le sostenitrici e i sostenitori. Autodeterminazione e libera scelta sul proprio corpo e sul proprio ruolo nella società, lotta al sessismo e al razzismo, ma anche sostegno alle donne vittime di violenza, alla legalità, all’ambiente, all’arte e alla cultura: il ventaglio di iniziative consolidato in trent’anni di attività abbraccia davvero ogni ambito della buona politica cittadina, rendendo la casa un esempio unico in tutto il territorio nazionale.

L’apporto che il Centro trasteverino ha dato alla città, inoltre, va al di là dell’impatto sociale, avendo contribuito a tenere in vita e in ottimo stato un bene storico altrimenti probabilmente destinato all’abbandono, destino che ha toccato molti beni pubblici non utilizzati.

Prospettive. Forte è la volontà da parte del direttivo di proseguire nel percorso di difesa dello spazio in maniera organica e coordinata, per interfacciarsi nella maniera più efficace possibile alla sindaca Raggi e alla sua giunta: questo è certamente frutto dell’esperienza delle militanti storiche che ben hanno imparato la necessità della struttura nel perseguimento di grandi obiettivi politici, rivolti non solo alla vittoria immediata, ma alla costruzione di progetti a lungo termine. Un messaggio politico forte e importante che – come spesso accade nelle Storia – nasce e si sviluppa nelle emergenze; questo è il clima che si respira in quel di via della Lungara, un fermento assolutamente unico, che si trova solo nelle situazioni straordinarie che – per quanto negative – hanno il merito di rivelare la reale affezione verso una causa.

Francesca Torre

Author: Francesca Torre

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