Primitivismo nella scultura del Novecento

Giacometti, Picasso e gli altri. Fino al 20 gennaio alle Terme di Diocleziano il primitivismo nella scultura del Novecento

Le Terme di Diocleziano sono il più grandioso impianto termale mai costruito a Roma. Erette tra il 298 e il 306 d.C., avevano un’estensione di oltre 13 ettari e potevano accogliere fino a 3000 persone contemporaneamente, in un percorso che si snodava tra palestre, biblioteche, una piscina di oltre 3500 metri quadrati e gli ambienti che costituivano il cuore di ogni impianto termale: il frigidarium , il tepidariume il calidarium. Proprio queste ampie sale furono trasformate da Michelangelo per la realizzazione della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri Cristiani: negli altri ambienti delle Terme sorse, ideato dallo stesso artista, il Convento dei Certosini.

Sede originaria del Museo nazionale romano fin dalla sua istituzione nel 1889, le Terme e la Certosa sono oggetto di un processo di restauro che ha finora permesso la riapertura di una parte del complesso monumentale e di due sezioni espositive di un articolato museo, la Sezione di Protostoria dei Popoli Latini e quella Epigrafica sulla Comunicazione Scritta nel Mondo Romano.

Allestita nelle Grandi Aule delle meravigliose e suggestive Terme di Diocleziano, la mostra presenta ottanta opere, tra sculture di grandi maestri del Novecento e capolavori di arte etnica. Un viaggio attraverso i principali caratteri dell’esplorazione interiore che accomunò gli artisti del Novecento all’arte delle culture da cui presero spunto.

“Arlecchino con mandolio” opera del 1920 di Jacques Lipchitz

Alla fine dell’Ottocento infatti, l’irruzione sulla scena mondiale delle culture non-occidentali produsse, nel campo delle arti, una vera rivoluzione: si estese l’universo delle fonti per gli artisti e crebbe il desiderio di oltrepassare visioni e schemi che il realismo europeo aveva ereditato da quattro secoli di riflessione estetica.

Fu un “incontro fatale” che, lungi dal creare una frattura creativa, generò una feconda apertura culturale e la prima vera convergenza del mondo nell’arte. La più sovversiva, feconda e più duratura fu la relazione con le arti etniche e popolari, i cui linguaggi, soltanto apparentemente ingenui, furono capaci di comunicare senza mediazione il rapporto dell’umano con il divino e il soprannaturale.

La scultura della prima metà del Novecento dovette tenacemente combattere per affermare che la fedeltà all’apparenza non poteva essere più considerata a priori la misura dell’arte. Sculture che, liberatesi definitivamente da ogni inibizione ideologica, incarnavano entità che cercavano un loro proprio principio di giustificazione. Fu un tormento che trovò nella materia stessa il suo fondamento primario e, al contempo, fu una liberazione che affrancò per sempre la scultura occidentale dal conformismo della fisionomia.

FINO AL 20 GENNAIO 2019
TERME DI DIOCLEZIANO
Via Enrico de Nicola 79 – Esquilino
Orario: dal martedì alla domenica 9:00-19:30 – Lunedì chiuso
Biglietti:  Intero € 10,00 – Ridotto € 5,00 – Intero combinato
€ 12,00 (valido tre giorni permette l’accesso a tutte e quattro le sedi del Museo) – Supplemento al biglietto per mostra € 3,00  

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