Imperdibile Marilyn

Cantava sir Elton John in “Candle in the wind” riferendosi a Marilyn Monroe. “I was just a kid, your candle burned out long before, your legend never did (io ero solo un ragazzo la tua candela si è spenta molto prima, la tua leggenda non lo farà)”. La leggenda di Marilyn Monroe in effetti non si è mai esaurita come dimostra il successo della mostra “Imperdibile Marilyn” al Palazzo degli Esami a Roma (inaugurata a maggio e prorogata fino al 5 novembre). L’ esposizione ripercorre la vita della celebre star attraverso i suoi oggetti personali, i vestiti, gli accessori, i cosmetici che testimoniano il suo grande appeal e i documenti della sua carriera cinematografica come sceneggiature, pellicole, fotografie sul set e inediti scatti sulla sua vita pubblica. Tra gli abiti di scena sono presenti il famoso vestitino bianco che si alza al vento in una sequenza, passata alla storia del cinema, di “Quando la moglie è in vacanza” e il costume originale del film “Il principe e la ballerina”. A Palazzo degli Esami è esposto un insieme di elementi che consente di ricostruire la vita della Marilyn stella di Hollywood e la Norma Jeane privata. Oltre alla donna sexy e fragile, l’esposizione mostra lati poco conosciuti della sua personalità come le notevoli doti manageriali. La mostra ricorda anche l’attenzione con cui Hollywood guardava al cinema italiano e segnatamente al neorealismo. Nel focalizzare le connessioni tra le due cinematografie viene ricordata la targa d’oro (David di Donatello) consegnata nel 1959 da Anna Magnani alla Monroe all’Istituto di cultura italiana di New York.

Benché straordinariamente bella, Marilyn Monroe (Norma Jeane Baker) non deve il suo successo alle doti sexy che le attribuiscono le leggende ma alla sua fragilità di donna. Howard Hawks che l’aveva diretta in “Gli uomini preferiscono le bionde”(1953) affermava: “Vedi una ragazza come la Monroe con niente o quasi addosso – e sul set nessuno le fa caso- poi passa una ballerina e tutti le fischiano dietro” (Peter Bogdanovich, Chi ha fatto quel film?, Fandango libri, Roma, 2010). Non era, dunque, la sensualità la sua carta vincente per conquistare il pubblico bensì la sua tenera e ingenua fragilità. Sullo schermo invaso da virago e dark lady era l’infantile candore della Monroe a conquistare il pubblico. Senza un padre e con una madre mentalmente instabile, Norma Jeane Baker passa la propria, infelice, infanzia tra coppie adottive e orfanatrofi prima di sposarsi a sedici anni con James Dogharty (i due divorziano nel 1946). Dopo aver lavorato come operaia in una fabbrica diviene modella fotografica. Al cinema inizia con piccoli ruoli in “Giungla d’asfalto” (1950) ed “Eva contro Eva” (1950) prima di recitare in “Il magnifico scherzo” (1952) diretta da Howard Hawks. Il grande successo, però, arriva nel 1953 con “Niagara” di Henry Hathaway in cui incarna una femme fatale intenzionata ad uccidere il proprio marito. L’anno magico continua con “Gli uomini preferiscono le bionde” musical diretto da Howard Hawks, in cui è memorabile la sua interpretazione del brano “Diamonds are a girl’s best friend”. Nel 1954 Marilyn sposa il campione di baseball Joe Di Maggio e l’anno seguente si conferma una star di prima grandezza nella commedia di Billy WilderQuando la moglie è in vacanza” (1955), film che la consacra come attrice inarrivabile nei ruoli di dumb blonde. Il matrimonio con Di Maggio entra presto in crisi e la coppia divorzia dopo solo nove mesi di matrimonio. Per perfezionare la sua recitazione la Monroe si iscrive all’Actors’ studio e nel 1956 sposa il drammaturgo e scrittore Arthur Miller. Nel 1959 esce forse quello che è il suo più grande successo cinematografico, “A qualcuno piace caldo” irresistibile commedia di Billy Wilder che la vede accanto a Tony Curtis e Jack Lemmon mentre anche il matrimonio con Arthur Miller naufraga. Nel 1962, ad appena trentasei anni, Marilyn Monroe muore, probabilmente suicida.

L’intellettuale e la bionda svampita. Due mondi che più lontani non potrebbero essere: da una parte l’attrice che, con la sua aria sexy e infantile, faceva impazzire gli americani dall’altra lo scrittore impegnato di rigorosa tempra morale. Il 29 giugno 1956 Marilyn Monroe e Arthur Miller si sposano. Il matrimonio non è, però, fortunato. L’incompatibilità caratteriale, la difficoltà ad avere figli e le fragilità dell’attrice finiscono per allontanare i due, che nel 1961 divorziano. Lo scrittore si risposa mentre la bionda Marilyn passa un periodo tormentato che si conclude il 5 agosto 1962 con la morte, a trentasei anni, in circostanze oscure. La versione ufficiale vuole che l’attrice si sia suicidata con un’overdose di barbiturici. Il matrimonio con la star hollywoodiana è l’aspetto mondano eclatante della biografia Arthur Miller, considerato uno degli scrittori e commediografi statunitensi più importanti del XX° secolo. Nel suo lavoro l’uomo comune viene innalzato a eroe tragico, capace spesso di dare la vita per mantenere integra la propria dignità personale. Personaggio-emblema dell’opera teatrale di Miller è Willy Loman, il protagonista di Morte di un commesso viaggiatore (1949), un padre di famiglia che di fronte alla rovina economica si uccide per consentire ai familiari di incassare la sua assicurazione sulla vita. È il volto truce del “sogno americano”: per chi non ha successo non esiste pietà. Altrettanto potente è il fosco dramma Uno sguardo dal ponte (1955), storia di migrazione e di abiezione morale con uno scaricatore di porto italo-americano che prima ospita due connazionali immigrati clandestini e poi, per gelosia, li denuncia alla polizia. Altri suoi lavori sono Erano tutti miei figli (1947), dramma dalla visione pacifista e umanitaria, Il crogiolo (1953) che attraverso il racconto di un processo del periodo della caccia alle streghe critica il maccartismo, Dopo la caduta (1964) opera nella quale alcuni hanno voluto vedere riferimenti autobiografici alla sua tormentata storia d’amore con Marilyn. Notevole è anche la sua sceneggiatura per il film “Gli spostati” di John Huston.


Al nome di Billy Wilder sono legate le due commedie di maggior successo di Marilyn Monroe, “Quando la moglie è in vacanza” e “A qualcuno piace caldo”. In “Quando la moglie è in vacanza” l’attrice di Los Angeles interpreta una deliziosa e ingenua fanciulla che fa perdere la testa al proprio vicino di casa, un uomo sposato da sette anni. In questa pellicola il personaggio della svampita irresistibile è innalzato ai massimi livelli. Nel film dal brio irresistibile “A qualcuno piace caldo” la Monroe si mostra perfettamente a suo agio nei panni comici di Zucchero Kandinski. Billy Wilder è un regista capace di coniugare toni leggeri a riflessioni amare. Nella sua eclettica carriera ha affrontato in commedie agrodolci l’ossessione americana per il denaro come nello splendido “Non per soldi ma per denaro” (1967) in cui un avvocato privo di scrupoli spinge il suo cliente a commettere qualsiasi bassezza per ingannare una compagnia di assicurazioni. Per carrierismo un impiegato offre la propria casa per gli appuntamenti extra-coniugali del suo superiore in “L’appartamento” (1960) mentre uguali obiettivi spingono il cinico protagonista de “L’asso nella manica” (1951) un reporter che, per realizzare lo scoop della vita, lascia morire un uomo in fondo a una miniera. Sempre il mondo del giornalismo, con i suoi difetti quali la falsificazione delle notizie e l’insensibilità è al centro della commedia “Prima pagina”(1974) e a finire nel suo graffiante mirino è anche lo star-system hollywoodiano in “Il viale del tramonto” (1950), crudo resoconto del declino di una ex stella del cinema.

Altro incontro fondamentale per la Monroe è quello con Howard Hawks. Il regista di Goshen la dirige nella commedia “Il magnifico scherzo” e nel musical “Gli uomini preferiscono le bionde”, in cui recita al fianco della mora Jane Russell. La Russell e la Monroe fanno la parodia delle donne sexy in un film con numeri musicali (indimenticabile “Diamonds are a girl’s best friend”) e una bonaria critica alle ossessioni erotiche degli americani. Howard Hawks attraverso i toni leggeri della commedia critica la conformistica società americana e la sua vocazione matriarcale con la donna al centro del sistema sociale. In “Ero uno sposo di guerra” (1950) un ufficiale francese per entrare negli Stati Uniti è costretto a vestirsi da donna, in “Susanna”(1938) la vita di un paleontologo è messa sottosopra dall’arrivo di una simpatica ma un po’ folle ragazza ricca, “La signora del venerdì”(1940) è la versione al femminile di “Prima pagina” mentre anche il protagonista de “Lo sport preferito dall’uomo”(1964) è una vittima delle donne. Tra i capolavori di Hawks anche il giallo “Il grande sonno”(1946) e “Il sergente York”(1941).
Il personaggio che lancia Marilyn Monroe nello star-system è, contrariamente al solito, del tutto negativo. Henry Hathaway le regala in “Niagara” un ruolo di dark lady, quello di una moglie che insieme all’amante progetta l’omicidio del marito. Hathaway ha girato alcune pellicole di notevole qualità stilistica come “Sogno di prigioniero” (1935) in cui l’amore impossibile tra un uomo e una donna si realizza esclusivamente in incontri che avvengono nei sogni, “L’uomo che non voleva uccidere”(1958) con un giovane, ingiustamente accusato di omicidio che è oggetto dei desideri di vendetta dei familiari della vittima e “La quattordicesima ora” (1951) in cui un poliziotto deve far desistere un giovane dai suoi propositi di suicidio.

Fino al 5 novembre 2017

Imperdibile Marilyn

Palazzo degli esami

via Girolamo Induno, 4

Dal lunedì al giovedì 10,00-20,00

venerdì e sabato 10,00-23,00

domenica 10,00-21,00

www.imperdibilemarilyn.it

 

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