Il Barometro dell’Odio

L’Osservatorio sui discorsi in campagna elettorale di Amnesty International Italia

600 attivisti della sezione italiana hanno monitorato i profili social di tutti i leader e candidati ai collegi uninominali di Camera e Senato delle coalizioni di Centrosinistra, Centrodestra, del Movimento 5 Stelle e di Liberi e uguali, dei candidati presidenti delle regioni Lazio e Lombardia. Le conclusioni sono amare. Il discorso di odio è stato veicolato in modo costante nella campagna elettorale. In 23 giorni sono state raccolte 787 segnalazioni: più di un messaggio offensivo, razzista e discriminatorio all’ora moltiplicato dalla Rete.

Le segnalazioni sono state attribuite a 129 candidati unici, di cui 77 sono stati eletti. Il 43,5% delle dichiarazioni segnalate sono pervenute dai leader, il 50% da candidati parlamentari e il 6,5% da candidati alla presidenza delle regioni Lazio e Lombardia.

Il 51% delle dichiarazioni è da attribuire a candidati della Lega, il 27% a Fratelli d’Italia, il 13% a Forza Italia, il 4% a Casa Pound, il 3% a L’Italia agli Italiani, e il 2% al Movimento 5 Stelle.

«Alcune forze politiche – ha commentato Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia – si sono servite di stereotipi e incitazioni all’odio per fare propri diffusi sentimenti populisti, identitari e xenofobi, promuovendo la diffusione di un linguaggio incendiario, divisivo, che discrimina anziché promuovere l’eguaglianza, che pensa che minoranze e gruppi vulnerabili siano una minaccia e che i diritti non spettino a tutti»,

Il fenomeno migratorio è stato il tema centrale delle segnalazioni: il 91% delle dichiarazioni hanno avuto per bersaglio migranti e immigrati, l’11% delle dichiarazioni ha riguardato discriminazioni di tipo religioso, veicolando sentimenti islamofobici mentre il 6% delle dichiarazioni ha avuto per oggetto la comunità Lgtbi, il 4,8% i rom, e l’1,8% le discriminazioni di genere.

Da notare inoltre che il  7% delle dichiarazioni ha incitato direttamente alla violenza mentre il 32% delle segnalazioni ha veicolato fake news e dati alterati.

 

 

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