SHINING NELLA NOTTE DI HALLOWEEN

Una notte delle streghe da brivido in compagnia con Jack Torrance. In alcune sale italiane si può, il 31 ottobre e il 1 e 2 novembre, vedere Shining in occasione di Shining-evento Halloween


di Fabio Massimo Penna

Signor Halloran, cosa c’è nella stanza 237?” chiede preoccupato il piccolo Danny, “Non c’è niente nella stanza 237 – risponde stizzito il cuoco dell’ Overlook Hotel – ma tu non ci devi entrare per nessun motivo,capito?”. Si tratta del dialogo di una delle scene fondamentali di Shining in cui l’ uomo di colore parla al bambino della “luccicanza”, il potere che alcune persone hanno di scorgere tracce di avvenimenti del passato che gli altri non possono vedere.

Ora si possono riprovare le emozioni del capolavoro di Stanley Kubrick all’interno di Shining-evento Halloween, nelle giornate del 31 ottobre ,1 e 2 novembre in alcune sale. A Roma il film è in programma nei cinema Alhambra, Starplex, Madison, Uci cinema Roma est, Uci cinema Porta di Roma, The Space, Lux, Giulio Cesare, Barberini, Eurcine. L’appuntamento coincide con i quarant’anni dalla pubblicazione del romanzo The Shining di Stephen King da cui la pellicola è tratta.

Shining è un film che può essere letto a vari livelli da quello psicoanalitico a quello fantastico, a quello sociologico e che indaga fenomeni quali la telepatia, il cannibalismo, la reincarnazione. Sono presenti anche i tipici temi kubrickiani dell’ossessione (il protagonista Jack Torrance è convinto di dover sterminare la propria famiglia) e del doppio (le due gemelle trucidate dal guardiano, Danny e il suo amico immaginario Tony, Jack e il maggiordomo Grady).

In termini psicoanalitici in Shining il disagio psichico è visto non come un problema individuale ma come un male generalizzato infatti se il protagonista Jack è nevrotico, la moglie Wendy è isterica mentre il figlioletto Danny mostra sintomi inequivocabili di schizofrenia. I tre sono costretti a convivere in un luogo chiuso, isolato dal mondo e inaccessibile per via della neve, l’ Overlook hotel.

Per inserirsi in una dimensione dominata da un nietzschiano eterno ritorno dell’uguale, in un tempo ciclico segnato dalla circolarità delle idee di principio e fine, Jack è chiamato come Cronos a mangiare suo figlio. Alla fine però Danny uccide il padre e fugge con la madre, dimostrando l’ineluttabilità del freudiano complesso di Edipo.

 

Film vs Romanzo. Shining è sicuramente un film capolavoro ma, stranamente, proprio l’autore del romanzo dal quale la pellicola è tratta, Stephen King, non sembra averne una grande considerazione. Quest’ultimo ha, infatti, affermato: “Molte persone che amano i miei libri hanno rifiutato i film da essi tratti, soprattutto dopo Shining non riescono a trovare ‘me’ nel film(Stephen King parla, Ciak n.2, maggio 1992).

Le critiche dello scrittore di Portland coinvolgono anche la scelta di Jack Nicholson nel ruolo del protagonista poiché mostrerebbe di essere folle fin dalle prime scene (l’attore aveva avuto inoltre un enorme successo nel ruolo di Patrick McMurphy, personaggio internato in un manicomio in Qualcuno volò sul nido del cuculo) e quella di Shelley Duvall nel ruolo della moglie Wendy, sottolineando anche come nel romanzo alla donna venisse dato maggior spazio. In generale King riteneva che Kubrick non capisse le regole del genere horror.

Da parte sua il geniale regista newyorchese aveva respinto una sceneggiatura di King, preferendo scriverne una insieme a Diane Johnson apportando notevoli modifiche rispetto al romanzo. Alla fine King scrisse la sceneggiatura per una versione televisiva a puntate di Shining.

In fondo per farsi un’opinione sulla disputa basta leggere questo estratto da The Stanley Kubrick archives: “Chiunque abbia visto la versione preferita da King- o almeno qualche film diretto da lui stesso – può giudicare chi ha mostrato una migliore comprensione del genere horror, se Kubrick o King” (a cura di Alison Castle con Jan Harlan, Christine Kubrick e the Stanley Kubrick estate, The Stanley Kubrick archives, Taschen – bibliotheca universalis). Con tutta la stima per il più grande autore vivente del genere horror la pellicola di Kubrick appare un capolavoro difficilmente superabile.

K come King, K come Kubrick. Stephen King è un autore di romanzi dell’orrore di grande successo. Lo scrittore, nato a Portland nel Maine, ha scritto capolavori dai quali sono stati tratti numerosi film, dei quali alcuni di grande valore. Considerato a lungo un autore commerciale ha visto nel tempo aumentare l’interesse della critica per la sua opera, sottoposta a un importante lavoro di rivalutazione. Il primo romanzo Carrie (1974) è subito un successo e viene portato sul grande schermo due anni dopo da Brian De Palma. Seguono Le notti di Salem (1975), Shining (1977), La zona morta (1977), Christine (1983), It (1986), Misery (1987), Dolores Claiborne (1992), Il miglio verde (1996), L’acchiappafantasmi (2001), Buick 8 (2002), The Dome (2009), Doctor Sleep (2013), Sleeping Beauty (insieme a Owen King, 2017).

Stanley Kubrick è uno dei più grandi registi della storia del cinema, che ha segnato realizzando capolavori che hanno cambiato i generi con i quali si è confrontato (la fantascienza ha fatto un salto di qualità incredibile dopo 2001: Odissea nello spazio e Shining ha dato nuova dignità alle pellicole horror). Dopo un’importante collaborazione in qualità di fotografo con la rivista Look, frequentando le riunioni del Museo di Arte Moderna di New York Kubrick sviluppa una passione per il cinema che lo porta a girare alcuni cortometraggi. I primi film sono autofinanziati e girati con una troupe ridottissima: Fear and destre (1953) e Il bacio dell’assassino (1955). Insieme a James Harris fonda la Harris-Kubrick Pictures e gira un gangster-movie capolavoro quale Rapina a mano armata (1956). La pellicola successiva Orizzonti di gloria (1957) incontra problemi per la sua vena antimilitarista (in Francia l’opera viene censurata). Viene chiamato a sostituire Anthony Mann nella direzione di Spartacus (1960) e poi si trasferisce in Inghilterra, dove rimane a vivere, per girare Lolita (1962). Dopo aver, con straordinaria ironia, trattato il tema della “guerra fredda” in Il dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964) realizza uno dei massimi capolavori della storia del cinema 2001: Odissea nello spazio (1968). Gira il controverso Arancia meccanica (1971), e poi Kubrick realizza uno splendido affresco settecentesco nel raffinato Barry Lyndon (1975) prima di approdare al genere horror con il terrificante Shining (1980). Dopo sette anni dal film tratto dal romanzo di Stephen King Kubrick torna a trattare la follia della guerra in Full metal jacket (1987) e poi firma il suo film-testamento (finito poco prima di morire) Eyes wide shut (1997).

Redazione

Author: Redazione

Share This Post On

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.