Gli affreschi del Cavalier D’Arpino

Genesi, tecnica e restauro: la conferenza di Isabella Serafini sugli affreschi di Cavalier d’Arpino nella Sala Orazi e Curiazi, l’Aula grande che era destinata alle udienze del Consiglio Pubblico.

L’incarico di decorare la sala fu affidato nel 1595 a Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino (1568-1640), esponente di spicco del manierismo romano. La conclusione dei lavori era prevista per il Giubileo del 1600, ma nel 1613 erano compiute solo le prime tre scene.

Dopo una interruzione di oltre vent’anni i lavori terminarono nel 1640. Il ciclo degli affreschi illustra alcuni episodi della storia delle origini di Roma narrati dallo storico Tito Livio. Le scene fingono una serie di arazzi divisi, nei lati lunghi, da festoni di frutta e fiori, trofei d’armi e vasi lustrali. Alla base delle pareti è un fregio a finto marmo di Cesare Rossetti con medaglioni monocromi recanti episodi storici.

In ordine di esecuzione il ciclo inizia dal Ritrovamento della lupa con Romolo e Remo (1596): Faustolo scopre sotto i rami di un fico, sulla riva del Tevere, la Lupa che allatta Romolo e Remo. Nella figura della lupa è evidente il richiamo alla Lupa capitolina conservata nel palazzo e simbolo della città.

Il ciclo prosegue con la Battaglia di Tullo Ostilio contro i Veienti e i Fidenati (1597-1601) con vivacità è rappresentato un episodio della guerra di espansione intrapresa dai Romani contro le città vicine al tempo di Tullo Ostilio, terzo re di Roma.

Poi il Combattimento tra gli Orazi e Curiazi (1612-1613) il celebre episodio della guerra di Roma contro la vicina città di Albalonga che si concluse con un duello tra i rappresentanti di Roma, gli Orazi, e quelli di Albalonga, i Curiazi. Gli eserciti contendenti assistono alla scena finale del duello, quando l’ultimo degli Orazi sta per colpire l’ultimo degli avversari.

Altrettanto celebre ed entrato nell’immaginario collettivo universale anche il Ratto delle Sabine (1635-1636): in primo piano è il gruppo delle donne Sabine rapite dai Romani per popolare la città da poco fondata. L’affresco, eseguito dopo circa vent’anni d’interruzione, condivide con le ultime due scene una tecnica pittorica più rapida e sommaria, tipica della tarda maniera del Cavalier d’Arpino.

Le altre scene del ciclo sono dedicate a Numa Pompilio istituisce il culto delle Vestali e dei sacerdoti (1636-1638) sullo sfondo di un grandioso scorcio architettonico, arde sull’altare il fuoco sacro che le Vestali dovevano custodire sempre acceso, Romolo traccia il solco della Roma quadrata (1638-1639) sulla la mitica fondazione di Roma, quando Romolo delimita i confini della città tracciando un solco con l’aratro.

Nei lati corti della sala vi sono due magnifiche statue onorarie di Papi commissionate dai Conservatori: l’una, in marmo, scolpita da Gian Lorenzo Bernini tra il 1635 e il 1640, raffigura Urbano VIII Barberini (1623-1644); l’altra, realizzata in bronzo tra il 1645 e il 1650 in onore di Innocenzo X Pamphilj (1644-1655), è invece opera dello scultore bolognese Alessandro Algardi.

GIOVEDI 19 APRILE 2018 | Ore 16:30
MUSEI CAPITOLINI
Partecipazione gratuita con prenotazione obbligatoria
Infoline: 06 06 08

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