Angela
Nicoara

Conservare la cultura

Non è più un progetto ma una consolidata realtà, un esempio di educazione interculturale di grande successo nato da un accordo bilaterale Italia – Romania

Frutto di un accordo bilaterale tra il Governo italiano e quello romeno, questo progetto nato in Italia nel 2017 si è poi esteso con successo nel resto d’Europa dove sono oggi in corso progetti stabili dal Belgio all’Irlanda, dal Regno Unito alla Spagna e al Portogallo.

A condurci alla scoperta del mondo dei corsi di Lingua, Cultura e Civiltà Romena (LCCR), i cicli di lezioni volti all’insegnamento della lingua e della cultura di una Terra le cui arti e tradizioni sono oggi patrimonio dell’Unesco. I corsi si svolgono nelle istituzioni scolastiche italiane dal 2007 con l’intento di diffondere la cultura della Romania nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole secondarie di primo e secondo grado.

A condurci alla scoperta di questo progetto dall’evidente spirito interculturale è la sua ideatrice, la professoressa Angela Nicoara: «Il progetto, finanziato dal Ministero della Pubblica Istruzione romeno, in collaborazione con le Istituzioni scolastiche italiane si pone tra gli obiettivi principali: il mantenimento del legame con la lingua e la cultura materna, lo sviluppo della conoscenza reciproca nella Comunità Europea, il miglioramento dell’integrazione nel contesto sociale e scolastico. <<I corsi si svolgono nelle Scuole della Comunità Europea, laddove gli enti e le istituzioni scolastiche ne facciano espressa richiesta; molte di queste scuole presentano un gran numero di studenti romeni, così come di altra nazionalità, per cui noi siamo felici di fornire assistenza e supporto all’interno degli ambienti che presentano questo tipo di “emergenze”. Il Ministero dell’Istruzione Italiano si prende cura della parte logistica e amministrativa della realizzazione dei corsi, dei costi minimi che la gestione di questi richiede e della continuità dei progetti sul territorio; questo rende il nostro intervento, aperto a tutti gli studenti, di qualunque nazionalità, totalmente gratuito».

Questo tipo di corsi sono un caso unico in Europa?

«Al momento non conosco progetti simili al nostro, la sua unicità risiede soprattutto nella formula con cui è stato ideato, pensato appositamente per inserirsi all’interno del contesto europeo. Il Governo romeno sostiene i progetti dislocati in diverse scuole d’Europa, inviando docenti qualificati madrelingua e fornendo ogni tipo di supporto e materiale didattico. Lo scopo del corso è principalmente quello di garantire sostegno a ragazzi figli di genitori che hanno dovuto allontanarsi dal loro Paese d’origine, la Romania, permettendo loro di conservare il legame con la cultura della madrepatria, ma anche il promuovere un nuovo modello educativo interculturale. L’intero corso, sul piano della didattica, viaggia infatti in comparazione con la cultura del Paese ospitante, sotto il profilo linguistico, artistico, letterari».

Le vostre sono quindi un esempio di “lezione interculturale”?

«Personalmente tengo molto a porre gli studenti di fronte a similitudini e differenze che risultano evidenti dal confronto riguardo ad uno stesso argomento. Dal momento che spesso tengo lezioni all’interno di classi miste, risulta necessario che io adotti un solo prospetto bilingue per uno stesso testo; questo non solo perché i bambini di origini romene hanno perduto parzialmente la conoscenza della loro lingua d’origine, ma anche per i bambini di diversa nazionalità i quali, posti di fronte al contatto diretto con un’altra cultura, hanno la possibilità di trarre tutto l’arricchimento che questo tipo di lavoro apporta. Il riconoscimento di punti di contatto e di divergenza con la diversità culturale aiuta il bambino a maturare un atteggiamento inclusivo e di maggiore comprensione verso il compagno di classe di diversa origine. La presenza stessa di due insegnanti di diversa nazionalità all’interno di un solo ambiente rafforza questo tipo di atteggiamento solidale. Questo genera un clima positivo all’interno della classe, nel quale sia bambini che collaboratori scolastici manifestano con gioia le loro diversità culturali, non le temono e non le nascondono».

Sul piano della didattica, dove attingete le vostre fonti?

«Si attinge molto al patrimonio di leggende e racconti tramandate dalla storia del nostro Paese. I bambini sono posti di fronte ad uno stesso racconto presentato in lingua romena, con testo italiano a fronte. Continuo a stupirmi ogni volta, soprattutto per la predisposizione che dimostrano nel trovare punti di incontro, nel rintracciare elementi di connessione, indice di appartenenza ad un terreno comune. Questo allarga lo spettro della loro immaginazione, della loro conoscenza. La scelta delle leggende come parte integrante della didattica proviene soprattutto dalla capacità immediata che esse hanno di saper spiegare la realtà, di saper motivare a fondo fatti e vicende succedutisi nel corso dei tempi. La Romania ha alle spalle una tradizione di leggende profondamente radicate nel tessuto storico e sociale del Paese, racconti mitici, arricchiti dalla fantasia, ma che affondano le loro radici nel realismo socialista della Nazione».

Sono molte le favole tradizionali romene?

«Ah sì, ne abbiamo davvero tante! Un intero ciclo di racconti è dedicato alle stagioni, riscuote tanto successo in bambini e ragazzi di ogni età. Una leggenda che ormai da tempo sono solita inserire all’interno del programma didattico è quella di “San Nicola”, che nella tradizione romena si festeggia il 6 dicembre. Abbiamo inoltre una leggenda che narra dell’origine del popolo romeno».

La Romania è un paese ricco di risorse naturali e artistiche, molte delle quali sotto la tutela dell’ Unesco. Tra queste spicca la danza tradizionale Căluşarul, giusto?

«È vero, la danza tradizionale Căluşarul è originaria del Sud della Romania, è una danza prettamente maschile tutelata dall’Unesco dal 2013, ma ne abbiamo molte altre ancora. La caratteristica generale delle nostre danze è il rigore con cui vengono eseguite, che a tratti sfiora la rigidità; connotato che oltretutto caratterizza anche la psicologia del nostro popolo: la conservazione di ciò che è “tuo”, inteso come appartenente di diritto ad un popolo, insieme alla conservazione del proprio territorio e della propria cultura. È la storia stessa a raccontarlo: la Romania non ha mai compiuto guerre di conquista, ha sempre e solo combattuto per difesa. Nonostante le difficoltà della storia, nonostante le ondate di invasori, esiste una unità linguistica incredibile, che dimostra la straordinaria forza di questo popolo per la conservazione della sua identità nazionale. L’anno prossimo ricorrerà il Centenario della “Giornata della Grande Unione” del nostro Stato, avvenuta il 1° dicembre del 1918. Siete tutti invitati».

 

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