Caravaggio a Roma

Alla scoperta dei Capolavori del Caravaggio nel centro storico capitolino

L’itinerario suggerito da CULTUR+ parte dalle chiese della Città eterna, dove si possono ammirare molti dei suoi capolavori senza pagare un biglietto di ingresso. Prima tra tutte la Chiesa di San Luigi dei Francesi, tra il Pantheon e Piazza Navona, dove tra il 1599 e il 1600 il pittore eseguì tre opere dedicate a San Matteo.

Le opere si trovano esposte nella Cappella Contarelli e testimoniano la originalissima maniera del Caravaggio di interpretare nella sua pittura le tendenze della Controriforma che insisteva proprio nella celebrazione dei Santi martiri. Questo trittico rappresenta uno tra gli incarichi più significativi nella carriera di Caravaggio.

Quando la Cappella fu aperta La Vocazione di San Matteo, il Martirio di San Matteo e San Matteo e l’Angeloebbero un grande impatto, il caravaggismo divenne subito di gran moda tra i giovani artisti emergenti, anche se non mancarono polemiche.

San Matteo e l’Angelo fu infatti respinto dalla committenza. La prima tela realizzata dal Caravaggio mostrava un santo molto umile e sommesso, calvo e con le gambe sporche, spiccava con evidenza la sua grande difficoltà nello scrivere e veniva addirittura assistito da un angelo che gli teneva la mano guidandola.

Questo era considerato un po’ eccessivo e Michelangelo Merisi fu quindi costretto a realizzare una nuova versione, quella che possiamo ancora oggi ammirare a San Luigi dei Francesi, mentre della prima versione possiamo solo godere di riproduzioni fotografiche essendo questa andata distrutta durante la seconda Guerra mondiale.

Per raggiungere la seconda tappa bastano veramente due passi, da piazza San Luigi dei Francesi a piazza Sant’Agostino dobbiamo infatti percorrere meno di 200 metri per entrare nella Basilica di Sant’Agostino, dove sull’altare della Cappella Cavalletti è collocata la straordinaria Madonna dei Pellegrini.

Conosciuta come La Madonna di Loreto anche questa opera eseguita nel 1604 per ordine di Ermete Cavalletti a decorazione della cappella di famiglia in questa basilica, appena esposta finiva per destare “schiamazzi”, come ci ricorda Giovanni Baglione (1573-1643) che scrive: «Ritratta dal naturale con due pellegrini, uno co’piedi fangosi, e l’altra con una cuffia sdrucita, e sudicia; e per queste leggeriezze in riguardo delle parti, che una gran pittura haver dee, da popolani ne fu fatto estremo schiamazzo».

Il nostro giro nelle chiese di Roma sulle orme del Caravaggio prosegue percorrendo i poco più di mille metri della via Ripetta che ci porta a Piazza del Popolo.

Entriamo nella Chiesa di Santa Maria del Popolo, a sinistra dell’altare maggiore troviamo la Cappella Cerasi dove possiamo contemplare altri due celebri capolavori del Caravaggio: la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro.

Anche in questo caso le versioni originali dei due dipinti furono entrambe respinte. Le opere che sono ora accanto alla pala centrale di Annibale Carracci furono realizzate una seconda volta da Caravaggio nel 1601.

La prima versione della Conversione di San Paolo rappresentava una composizione complessa in cui il santo appariva come una figura in secondo piano a scapito del cavallo che risultava predominante. L’opera rifiutata è conservata nella collezione privata della famiglia Odescalchi Balbi.

La prima versione della Crocifissione di Pietro è invece scomparsa, anche se alcuni studiosi la identificano nel dipinto ora conservato nel Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, ma si tratta di una ipotesi poco accreditata e contestata da molti storici dell’arte.

Ben 6 opere del Caravaggio sono invece conservate al Museo Galleria Borghese, che ha il primato di possedere la serie più numerosa di opere di Michelangelo Merisi.

Provenienti dal sequestro della collezione del Cavalier d’Arpino due opere giovanili del Caravaggio: il Fanciullo con canestro di frutta e il Bacchino malato realizzate tra il 1593 e il 1594. Il Caravaggio passo 8 mesi nella bottega di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino, che coinvolto nel marzo del 1607 in un procedimento giudiziario con l’accusa di avere organizzato il ferimento del pittore Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, subirà la confisca di tutti i suoi beni, tra i quali appunto queste due opere giovanili del Caravaggio.

La Madonna dei Palafrenieri realizzata tra il 1605 e il 1606 fu invece commissionata al Caravaggio dall’Arciconfraternita dei Palafrenieri papali per il loro altare nella Basilica di San Pietro, dalla quale venne poi rifiutata per finire acquisita dal nipote di Camillo Borghese, immortalato dal Caravaggio nel Ritratto di Papa Paolo V conservato ed esposto in questo museo unitamente al San Girolamo scrivente  per il cardinale Scipione Borghese, dipinto realizzato negli stessi anni come segno di gratitudine del pittore che era stato tratto fuori da uno dei suoi tanti guai con la giustizia. 

Il David con la testa di Golia, in cui Caravaggio ritrae se stesso nel volto del gigante decapitato. fu invece realizzato durante il suo secondo soggiorno napoletano tra il 1605 e il 1606, probabilmente anche questo per ottenerne la benevolenza dello stesso Cardinale nella prospettiva di un ritorno a Roma.

L’itinerario prosegue verso il Casino Ludovisi dove, nella piccola volta del camerino del laboratorio alchimistico, Caravaggio dipinse ad olio su muro le divinità Giove, Nettuno e Plutone, figli di Cronos, signore dell’Universo.

Continuiamo verso la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini dove troviamo la Decapitazione di Oloferne che può essere identificata con la “Giuditta” dipinta da Caravaggio per il banchiere Ottaviano Costa. Questa opera era subito divenuta famosa per aver provocato al’epoca reazioni di orrore e sorpresa tra i visitatori della sede originaria, a causa del suo realismo e della sua crudezza.  La notevole influenza di questa opera si vedrà nelle versioni successive realizzate da Artemisia Gentileschi  (Giuditta decapita Oloferne, 1620) e da Francisco de Goya (Giuditta e Oloferne, 1820).  L’altro dipinto da ammirare a Palazzo Barberini è il Narciso. Realizzato tra il 1597 e il 1599 la sua attribuzione al Caravaggio è stata assai dibattuta in passato, ma è stata definitivamente accolta dopo il suo ultimo restauro.

La prossima tappa è la Galleria Doria Pamphilj, qui è possibile ammirare Il Riposo dalla fuga in Egitto che riassume in maniera efficace il periodo di formazione dell’artista e
la Maddalena penitente che faceva parte di un pacchetto destinato a decorare le stanze del suo primo mecenate, il cardinale Francesco del Monte.

La modella era una nota prostituta che anni dopo fu trovata morta nel Tevere, la quale apparirà anche nel famoso dipinto la Morte della Vergine conservato ed esposto al Musée du Louvre di Parigi.

Alla Pinacoteca Capitolina in Campidoglio sono invece conservati due dipinti. La Buona Ventura, databile al 1594 fu realizzata per il Cardinale Del Monte, un dipinto molto celebre ripreso da molti pittoti caravaggeschi dal Manfredi a Vouet e Finson e il San Giovanni Battista. Quest’ultimo dipinto era stato praticamente dimenticato fino al 1953, quando venne con clamore riscoperto appeso alle pareti dell’ufficio del Sindaco di Roma. Si tratta probabilmente del dipinto pagato a Caravaggio nel 1602 dal nobile Ciriaco Mattei che lo commissionò in relazione al nome del suo primogenito Giovanni Battista, che lo ereditò.

Anche a Palazzo Corsini possiamo ammirare un San Giovanni Battista, una versione molto diversa da quella esposta in Campidoglio che presenta un’iconografía poco abituale. Il giovane ritratto é identificabile come il Battista soltanto grazie alla presenza dei simboli distintivi come il bastone e la pelle di cammello.

Il nostro itinerario si conclude visitando i maestosi Musei Vaticani che ovviamente conservano una importante testimonianza del celebre artista: la Deposizione di Cristo, realizzata da Caravaggio tra il 1602 e il 1604. Si tratta di un dipinto maestoso, una delle poche opere di Caravaggio che ha ottenuto un consenso unanime. Di monumentale e assoluta bellezza ha suscitato l’ammirazione anche dei critici di allora, come il Baglione e il Bellori.

 

 

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