A ROMA INSIEME
Mai più i bambini in carcere

Mai più bambini in carcere.

Progetto Piccoli Grandi Lib(e)ri
Credits: www.aromainsieme.it

Tutelare la maternità e il benessere dei bambini anche in carcere: questo è l’obiettivo dell’associazione “A Roma, Insieme, attiva dal 1991 al fianco delle detenute e dei loro figli grazie alla ferma volontà della fondatrice Leda Colombini, scomparsa nel 2011. Secondo quanto previsto dalla Legge 354/07/1975 le madri hanno infatti il diritto di tenere con sé i propri figli fino al compimento del terzo anno di età: ma in che condizioni questi bambini trascorrono le giornate, in anni cruciali per il loro sviluppo?

Si chiama “Conoscere e giocare per crescere” il progetto che da 23 anni l’associazione propone con successo ogni anno alla Direzione della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia per seguire i bambini costretti a trascorrere i primi anni in carcere nel processo di apprendimento attraverso la pratica ludica, fondamentale per preservare l’equilibrio psico-fisico dei più piccoli anche in condizioni estreme.

L’obiettivo, tuttavia, non è solo rendere il carcere un luogo accogliente anche per i più piccoli, ma fare in modo che “nessun bambino varchi più la soglia del carcere”. Per fare in modo che questo non sia solo un auspicio, ma una realtà consolidata, l’associazione “A Roma, Insieme” si impegna da anni a far approvare misure alternative al carcere per la detenzione della pena. Un importante traguardo in questo senso è stato raggiungo con l’approvazione della legge n.40 dell’8 marzo 2001: “Misure alternative alla detenzione a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori”.

I diritti dei minori in carcere. Il lavoro dell’associazione svolto a stretto contatto con le istituzioni ha permesso l’iscrizione dei bambini reclusi a Rebibbia all’asilo nido comunale. Ottenuto con la collaborazione del V Municipio del Comune di Roma, questo diritto è garantito dal 2004. Risale all’anno successivo, invece la mobilitazione di A Roma, Insieme per la proposta di legge presentata ai parlamentari delle ultime tre legislature finalizzata a incentivare l’applicazione di pene diverse dalla reclusione per le madri di bambini piccoli. Al fine di sensibilizzare la cittadinanza e la politica sul tema, l’associazione organizza da anni dibattiti, mostre, convegni e raccolte firme.

“Ci sono voluti anni di lavoro, ma infine ce l’abbiamo fatta – dichiarava Leda Colombini – A settembre del 1994 sono usciti da Rebibbia femminile i primi cinque bambini. A prenderli c’era un pulmino attrezzato con a bordo un’operatrice del nido. Abbiamo dovuto superare resistenze interne ed esterne, ma la strada era aperta”. Da allora tutti i giorni, i piccoli escono dal carcere per andare all’asilo con i loro compagni “liberi”. “Siamo partiti con un progetto sperimentale che sarebbe dovuto durare un anno, ma poi è diventato permanente. Purtroppo finora è l’unico in Italia”.

I Sabati di Libertà. Quando, però, non si riesce ad commutare la pena delle madri con delle misure alternative al carcere, i bambini si trovano a trascorrere la loro vita quotidiana tra le mura della casa circondariale. Per alleggerire questa situazione, le volontarie e i volontari di “A Roma, Insieme” 17 anni fa hanno inaugurato “I Sabati di Libertà”, giornate dedicate a lunghe passeggiate che – a seconda della stagione – portano i bambini alla scoperta di luoghi sempre diversi. Sempre per permettere ai figli delle detenute di trascorrere momenti di “normalità”, l’associazione non fa mai mancare i festeggiamenti nelle grandi occasioni come Natale, Capodanno e nei compleanni.

I laboratori. Il rapporto madre-figlio, già di per sé molto delicato, necessita di attenzioni del tutto particolari quando si sviluppa in carcere. Per questo motivo, l’associazione ha negli anni consolidato una serie di laboratori di arte e musicoterapia, condotti da sei anni da operatori professionisti. Questi momenti laboratoriali e interattivi si svolgono anche per i bambini più grandi che visitano le madri la seconda e la quarta domenica del mese. Per rispondere ad esigenze specifiche delle madri, l’associazione ha iniziato ad organizzare anche seminari su temi nodali per l’educazione primaria come la salute, il gioco, i diritti, l’affido, i servizi di accoglienza.

 Leda Colombini

Leda Colombini.
Credits: La voce di New York

Costretta a lasciare la scuola a 11 anni per andare a lavorare nei campi, Leda Colombini ha sempre saputo che significava essere dalla parte dei più deboli. Svolge la sua formazione politica prima come partigiana, poi – dopo la guerra – nel Pci e nell’Udi, con i quali continua a occuparsi delle condizioni dei braccianti alternando l’attività nel partito a quella nel sindacato. In particolare, è sindacalista della sezione agraria del Pci dal 1953 al 1968, diventando nel 1955 membro del Comitato centrale e nella Commissione centrale femminile. Nel 1969 è dirigente del Pci come responsabile della commissione femminile per la città e la provincia di Roma e prosegue il suo percorso come consigliere comunale nel 1970 e assessore agli Enti Locali e ai Servizi Sociali della Regione Lazio nel 1971.

“In realtà i miei primi passi in carcere sono stati nel 1976 quando ero assessore agli enti locali e ai servizi sociali della Regione Lazio. Erano da poco state varate due riforme importanti, quella dell’ordinamento penitenziario e la legge sul decentramento amministrativo. Noi avevamo il compito di traghettare le competenze dalle Regioni agli enti locali nell’ambito dell’assistenza sanitaria, all’infanzia, agli anziani, ai portatori di handicap e a tutta l’area della marginalità, carcere compreso”

Nel corso della sua carriera da assessore, la Colombini si fa promotrice di diverse leggi regionali in materia di assistenza agli anziani, ai bambini e ai disabili. Nel 1983 si dimette dal Consiglio regionale del Lazio perché eletta alla Camera dei Deputati, di cui farà parte fino al 1992 e che le permetterà di proseguire il suo attivismo sociale nella II commissione (Interni), nella XIV commissione (Igiene e Sanità) e nella XII commissione (Affari Sociali), di cui diviene segretaria nel 1987. Nel 1992 fonda l’associazione “A Roma, Insieme” e nel 2005 è nominata presidente del Forum per il diritto alla salute delle persone private di libertà. Muore nel 2006 sulla soglia del carcere Regina Coeli a Roma, dove si era appena svolta una riunione dedicata ai problemi delle donne detenute e dei loro figli.

 

Francesca Torre

Author: Francesca Torre

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